Se lo chiamano “Il Professore” un motivo ci sarà, del resto Giovanni Bruni Professore lo è di nome e di fatto, sia sul parquet dove, ancora a 44 anni, spiega basket a compagni ed avversari che potrebbero essere suoi figli, sia nella vita comune, dove, con il suo esempio, fatta di tanta abnegazione ed altrettanta voglia di gettare il cuore oltre l’ostacolo, trasmette il messaggio che, per ciascuno di noi, nessun traguardo è vietato, a patto di volerlo con tutti noi stessi.

Da qualche settimana, Giovanni, dopo aver iniziato la stagione ai Prato Dragons, è tornato a vestire la canotta del Cecina Basket, preso per mano proprio dal “Professore” nel lungo percorso verso la salvezza. In questa lunga intervista, Giovanni ripercorre con noi il suo straordinario percorso sul parquet.

Lei, a 44 anni, calca ancora con successo i parquet di un campionato altamente competitivo come la B Interregionale, qual è il segreto di una carriera così longeva?
Salve a tutti, prima di iniziare vorrei ringraziare voi di Toscana Basket World Life per tutto quello che fate per il movimento cestistico toscano, un lavoro enorme per il quale tutti gli appassionati e gli addetti ai lavori vi sono grati. Tornando alla domanda, non c’è un segreto vero e proprio, l’unico modo per ottenere i risultati è lavorare bene durante la settimana ed avere la fortuna di trovare allenatori e società che credano nel tuo lavoro; in base alla mia esperienza, ritengo che queste due cose siano fondamentali”.

A proposito di allenatori, lei ha giocato ad altissimi livelli, guidato da coach di livello assoluto, quale è quello che ricorda con maggior affetto?
Senza nulla togliere a nessuno degli allenatori con cui ho lavorato, davvero tanti, credo che una menzione la meriti sicuramente Tonino Zorzi, con il quale ho avuto la fortuna di lavorare nel suo ultimo anno da capo allenatore, nella comune esperienza di Ferentino. “El Paron” mi ha fatto capire, in maniera netta, la cultura del lavoro anche facendo allenamenti doppi per tutta la settimana e cambiando schemi ad ogni partita, cosa che per me, da playmaker, è stata veramente inizialmente difficile da assimilare. Al di là delle difficoltà del tempo, ricordo quelle lezioni come le più formative della mia lunga carriera”.

Detto degli allenatori, tra i suoi tanti compagni quale è stato quello che più l’ha impressionato?
Sicuramente coloro che erano ancora piccoli quando giocavano con me a Cecina e adesso stanno calcando palcoscenici importanti, come Rossato e Caroti. Penso, però, che il giocatore che mi ha maggiormente impressionato sia stato senza dubbio Claudio Bonaccorsi; il playmaker livornese possedeva un talento incredibile che ancora adesso fatico a ritrovare in altri giocatori”.

Di tutte le stagioni che ha già giocato, qual è stata quella con le maggiori soddisfazioni?
Ricordo sempre con grande piacere il campionato vinto ad Anagni, lo metto alla pari con lo splendido campionato con la maglia di Cecina, quando abbiamo sfiorato la Lega due, perdendo in finale con la gloriosa Mens Sana Siena. A queste due, voglio aggiungere le ultime stagioni, sempre con la maglia di Cecina, davvero ricche di soddisfazioni”.

Venendo all’attualità, da poche settimane è tornato a Cecina, qual è stata la motivazione per cui ha accettato le offerte della squadra della sua città?
Diciamo che è stata una serie di circostanze a riportarmi a vestire la maglia di Cecina; in primis motivi familiari ma anche il fatto che, quando sono stato contattato, Cecina si trovasse in forte difficoltà. In un contesto del genere, non me la sono sentita di non dare una mano ad una società alla quale sono molto legato dalle esperienze del passato. Anche lo staff tecnico, che conosco bene, ha dimostrato concretamente di voler puntare su di me, e questo ha avuto un peso importante nella mia decisione di tornare a Cecina. E poi, per chiudere, ero curioso di giocare in squadra con un campione come “Sacca Bomb”.

Cecina sta cercando la salvezza nel Play In Out, secondo lei è possibile agganciarla direttamente o serviranno i playout?
Purtroppo, ci troviamo in una situazione di classifica molto deficitaria, il nostro obiettivo deve essere quello di fare il meglio possibile, di domenica in domenica; purtroppo, come dicevo prima, se sono tornato è perchè fino a ora ci sono stati risultati non soddisfacenti, adesso l’importante è mantenere la categoria, direttamente o tramite i playout poco importa”.

Lo scorso anno con Cecina andò ad un passo dalla promozione, mi fa un parallelismo tra i due campionati, in generale?
L’anno scorso il campionato di B interregionale era al suo primo anno di vita, con tutte le dinamiche del caso; in questa stagione anno vedo squadre più pronte ad un livello del genere e con rose di assoluto livello che addirittura si ritrovano a lottare per la salvezza. Sarà un finale di stagione durissimo che spero ci vedrà protagonisti sino alla fine. Lo scorso anno abbiamo fatto qualcosa di sensazionale, c’è mancata solo la ciliegina sulla torta, ma comunque è stata una stagione sicuramente da ricordare”.

Fino a poche settimane fa era meccanismo fondamentale negli ingranaggi dei Prato Dragons, cosa si sente di dire alla sua ex compagine ed al suo ex coach Marco Pinelli, peraltro non più alla guida dei Dragons?
Marco e tutto l’ambiente Dragons hanno lasciato in me un qualcosa di veramente speciale e spero di aver fatto lo stesso con loro. Abbiamo vinto la Coppa Toscana in gennaio ed in campionato eravamo al secondo posto, dietro soltanto alla corazzata Montevarchi. Faccio ai Dragons un grande in bocca a lupo e sono convinto che faranno un finale di stagione in crescendo.

Per chiudere, vorrei rivolgere un ultimo pensiero a Andrea Pierini che ci ha lasciato proprio in questi giorni, al quale ero molto legato. Uso questa intervista per inviare un abbraccio a tutti i suoi familiari ed alla Juve Pontedera del quale è stato giocatore allenatore e infine direttore sportivo. Si tratta di una grande perdita sia come uomo che come addetto ai lavori”.

Photocredits: Marco Bruni

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