Ha molto colpito il post pubblicato da Emiliano Vicenzini, il tecnico dell’Invictus Livorno retrocessa in Serie D, sul proprio profilo Facebook, nel quale usa emozionanti parole per salutare i suoi ragazzi, molti dei quali seguiti fin dal minibasket.
“La stagione è partita con un obiettivo che poi strada facendo purtroppo non è stato raggiunto e di questo sono il primo responsabile”,
“Vorrei ringraziare tutta la squadra che nonostante le difficoltà e i risultati che non arrivavano hanno sempre dimostrato attaccamento e voglia di provarci in ogni partita”,
alcuni dei passaggi più importanti, come quello riservato al figlio Nicola “Ho lasciato per ultimo e non a caso mio figlio Nicola , allenare il proprio figlio non è mai semplice per tanti motivi ma lui è stato super”.
Ne abbiamo parlato proprio con il tecnico dell’ Invictus Livorno, che ha ribadito tutta la propria emozione nel salutare il gruppo che ha seguito per tre anni
Il post pubblicato su FB denota la grande compattezza del gruppo, ancora più lodevole al termine di un’annata negativa a livello di risultati
“Premetto che non ho mai fatto un commento sui social, né tantomeno un post, ma stavolta mi sentivo di fare un’eccezione. Ciò che ho scritto nel post è quello che sento ed era il minimo per un gruppo che, nonostante i risultati negativi, ha sempre dimostrato grande attaccamento alla maglia, allenandosi con tanta intensità fino alla fine. Un atteggiamento testimoniato dalle due vittorie, nel finale di stagione, con San Giovanni Valdarno ed Audax Carrara, frutto proprio del grande impegno mostrato in allenamento e della compattezza del gruppo”.
A fine stagione, quali sono le emozioni per il termine di una esperienza durata molti anni?
“Inutile nascondersi dietro al classico dito, la fine di questo percorso mi regala tanta emozione ed altrettanto dispiacere. Ho seguito per tre anni il gruppo Under 19, composto da ragazzi che ho visto crescere fin dal minibasket; si tratta infatti di un gruppo storico nel quale gioca mio figlio Nicola. Vederli crescere e terminare il percorso delle giovanili ancora uniti è stato davvero fantastico, si tratta di un gruppo reso solidissimo dalla loro grande amicizia. Sono orgoglioso di averne fatto parte, faranno sempre parte di me, come spero che loro si portino dietro quei valori che ho cercato di trasmettergli. In estrema sintesi è stato un percorso fantastico ed emozionante”.
lei ha avuto l’onore, e l’onere, di allenare il figlio, quanto è difficile e quanto è gratificante farlo?
“Allenare il proprio figlio non è mai semplice; spesso si può incorrere in errori di valutazione e sicuramente ne avrò commessi anche io, fermo restando che ho cercato di sbagliare il meno possibile, per non metterlo in difficoltà. Condividere sconfitte e vittorie con Nicola è stato emozionante, e devo ringraziarlo per il suo atteggiamento, grazie al quale è stato più semplice far parte di un gruppo fantastico. Io per questo meraviglioso sport ho tanta passione, ma lui forse mi supera, gli auguro di coltivarla e continuare a giocare anche più di me, che ho smesso di fare ciuff a 46 anni”
Veniamo al parquet, cosa è mancato in questa stagione per raggiungere l’obiettivo della prossima C Gold?
“L’obiettivo era quello di far crescere i giovani, inserendo in squadra dei senior che potessero agevolare il percorso, provando nel contempo a mantenere la categoria. Durante la stagione abbiamo incontrato diverse difficoltà, con il gruppo diviso a metà tra senior e giovani; questo, e ci sono anche mie responsabilità, non ci ha permesso di creare una identità ben definita, il che si è riflesso sul rendimento. Io potevo fare di più per amalgamare al meglio un gruppo così variegato.
Nella seconda parte di stagione, abbiamo cambiato volto, trovando una nostra identità, non tanto in termini di risultati, quanto di approccio alla partita, incappando spesso in sconfitte di misura. Questo è stato dovuto al fatto che alcuni senior, per motivi vari, hanno chiuso la stagione anzitempo, ed abbiamo giocato in modo, come dire, più “giovanile”, al quale anche i senior rimasti si sono adeguati. Detto questo, voglio fare i miei complimenti a tutti, giovani e “anziani”. Anche io ho commesso degli errori e mi sento il primo responsabile per non aver mantenuto la categoria, nonostante l’evidente percorso di crescita dei nostri giovani”.
Photocredits: Invictus Basket Livorno
Ma è da escludere una sua permanenza in casa Invictus e, se sì, qual è la sua aspirazione per la prossima stagione?
“Bella domanda… Sicuramente posso orgogliosamente affermare che ho dato tanto a questa società, nella quale sono nato come allenatore. Ad oggi non so dire se la mia esperienza con Invictus può continuare, ci devono essere gli stimoli giusti e la voglia di andare avanti. Come dico sempre ai miei ragazzi: finchè varcate quella soglia per scendere sul parquet con il sorriso e la voglia di giocare, allora andate avanti, quando non sorridete più, smettete, perché il giocare diventa un peso”.









