La terza edizione stagionale del derby labronico è stata la classica festa di sport, un rituale pagano che a Livorno rende il basket una religione, una religione divisa a metà, o quasi, tra le due tifoserie, talmente appassionate da riempire un palasport da oltre 8000 posti per una partita di nessun valore ai fini della classifica.
Nessun valore ai fini della classifica, ma certo non nel cuore e nella mente dei tifosi, per i quali il derby tra Libertas e Pielle non è una delle 34 partite di stagione regolare, ma “La partita”, quelle che, vincendola, ti permette di sfottere il tuo amico, il tuo collega e, perché no, tua moglie o la tua compagna.
Ed allora, ecco le curve stracolme già un’ora e mezzo prima del match, colorate dei rispettivi colori – amaranto per la Libertas, biancoazzurro per la Pielle –, ad urlare a squarciagola i tanti slogan, quasi sempre pro e mai contro. Perché, il derby divide, per qualche ora, ma poi alla fine, tutti, o quasi, gli oltre 8000 del “Modigliani” sono livornesi.
Una passione eterna, ben raccontata dalla stupenda scenografia regalate dalle due tifoserie, con la curva nord tutta amaranto, con incastonati i simboli della bella città labronica, quattro mori e terrazza Mascagni in testa, e la sud, quella piellina, colorata di bianco azzurro. Attenzione, stiamo parlando di due curve da almeno 1500 persone.
Uno spettacolo nello spettacolo, il più genuino, fatto di tanta passione ed altrettanto entusiasmo, quello dello due curve, unite nell’applaudire l’emozionante ricordo di Andrea Giani, il calciatore del Castelfiorentino tragicamente deceduto sul terreno di gioco proprio domenica scorsa.
E poi la partita, con la Libertas che esce dai blocchi di partenza determinatissima, punendo la difesa piellina con un fantasmagorico 4/5 da tre punti che vale dieci lunghezze di vantaggio dopo neanche dopo 3’43” di gioco, costringendo Cardani al time-out. E non è finita qua, perché ad uscire meglio dal minuto è proprio la Libertas, che stampa un ulteriore parziale di 4-0 che vale il +14, poi arrotondato a +15 con una tripla dell’appena entrato Tozzi.
La Libertas non si ferma, perché alla fine del primo quarto, il tabellone sospeso del “Modigliani” recita 27-8 per la Libertas che tira con un incredibile 5/6 da due e 5/7 da tre. E tutto senza trascurare la difesa, brava a costringere la Pielle ad uno scarno 2/17 dal campo. Insomma, nei primi 10’ la partita diventa una non partita, tutta pitturata di amaranto.
Nel secondo quarto le percentuali Libertas scemano, ma la Pielle continua a litigare con il canestro, tanto che il primo canestro della compagine di Marco Cardani, di Ferraro, arriva addirittura dopo 5’36” di gioco. Proprio l’anemia offensiva della Pielle impedisce a Chiarini e compagni di ridurre il gap che all’intervallo lungo è ancora di 18 punti, sul 38-20 grazie ad una tripla da distanza siderale di Chiarini sulla sirena di fine periodo.
Al rientro dagli spogliatoi, il refrain non cambia, con la Pielle che sparacchia a salve e la Libertas che torna fino al +36, grazie ad un parziale iniziale di 18-0. Da lì in poi è solo accademia, con la curva libertassina ebbra di gioia e quella piellina, pur incredula per la pessima prestazione dei propri beniamini, ad incitare la squadra del cuore.
Alla fine, la sirena finale decreta il dominio libertassino, con un finale, incredibile ma vero, di 76-52 al termine di una partita dominata da parte della squadra di Marco Andreazza.
Photocredits: Filippo Del Monte (Libertas Livorno)









