Ci sono favole che non vorresti mai veder finire, una è quella di Alessio Iardella, da quasi vent’anni protagonista sui parquet toscani e non solo. Una favola, quella dell’“Arciere”, soprannome che la dice lunga sulle sue capacità di fromboliere, davvero stupenda, alla quale è mancata soltanto l’ultima ciliegina, quella della promozione in Serie B con i Prato Dragons, la cui corsa è stata interrotta in finale da San Vincenzo, al termine di un confronto nel quale Alessio è stato comunque il migliore dei suoi.

Una carriera davvero notevole, quella di Iardella, cresciuto nella florida “cantera” della Pallacanestro Don Bosco, e poi affermatosi a Castelfiorentino, in quattro anni nei quali da imberbe ragazzino diventa uomo. Un poker di stagioni valso al livornese le chance al piano superiore, con Fabriano, ancora Don Bosco e Sant’Antimo, dove vince il titolo di miglior under della categoria.

E poi la lunga parentesi con il Basket Golfo Piombino, dove diventa il simbolo della squadra militante in Serie B, sempre con ottimi numeri. Arriva poi l’esperienza con la Pielle, riportata a suon di canestri in Serie B nazionale, e quelle con US Livorno, due anni ad oltre 16 di media, ed il canto del cigno con i Prato Dragons, con cui conquista una Coppa Toscana, sfiorando la promozione al piano superiore.

Il tutto segnando sempre tanto, con un atteggiamento da vero e proprio leader in tutte le squadre nelle quali ha militato, tanto che spesso e volentieri era lui l’uomo deputato, nei finali in volata, all’ultimo tiro, quello della vittoria. E Alessio di “buzzer beater” ne ha messi davvero tanti, segno evidente che oltre alle doti tecniche, in lui c’è anche il carattere di un grande guerriero, di quelli che non si arrendono mai.

Pochi giorni fa, con un toccante post sui social, l’”arciere” ha annunciato il suo ritiro, per motivi lavorativi e per concedere più spazio all’amata famiglia, ringraziando la pallacanestro per tutto quello che gli ha dato e che lui, aggiungiamo noi, ha sicuramente dato alla pallacanestro ed ai suoi tanti appassionati.

Parla Alessio Iardella

In estrema sintesi cos’è e cos’è stato il Basket per Alessio Iardella?

“Diventa difficile, in poche parole, rappresentare quello che è stata per me la pallacanestro. Sicuramente è stato un lavoro, è stata passione e divertimento, è stata conoscenza; in sostanza è stato il focus della mia vita fino a pochi anni, quella cosa che da quando avevo diciotto anni mi ha riempito le giornate fino ai 33 anni, il periodo ho fatto il professionista”.

Perché hai deciso di appendere le scarpette al classico chiodo pur essendo ancora competitivo?

“Ho deciso di appendere le scarpe al classico chiodo per una serie di motivi; in primis perché gli impegni di lavoro diventavano sempre più difficili da conciliare con la pallacanestro, poi perché ho un meraviglioso bambino che ha bisogno di più attenzione possibile da parte mia. Per cui gli impegni di lavoro e di famiglia mi hanno portato a questa decisione; e poi anche perché in Serie C, unica serie in cui per i miei impegni potevo continuare a giocare, era difficile trovare una società con budget e ambizioni importanti per prendere un “vecchietto” come me. Anche questo ha deciso nella mia scelta”.

Hai giocato in diverse squadre, qual è quella che più ti è rimasta nel cuore?

“Difficile nominare una sola squadra, perché in ciascuna di quelle dove ho giocato mi sono trovato davvero bene. È ovvio che una menzione particolare deve essere rivolta a chi mi ha scelto e che ha dato inizio alla mia carriera, a Castelfiorentino, dove sono rimasto quattro anni diventando un uomo. Poi vanno citate le sette stagioni a Piombino, dove più che una squadra eravamo una famiglia, nonostante giocassimo sempre campionati importanti. Infine, la squadra della mia città, la Pielle nella quale tutti, a partire dai presidenti Roberto Creati e Roberto Farneti, mi hanno accolto con grande stima, così come i tifosi, che mi hanno fatto sentire parte importante del progetto biancoblu”.

Quali sono state la più grande gioia e la più grande delusione?

“Sicuramente il campionato vinto con la Pielle ed i tanti riconoscimenti avuti durante la mia carriera, tra i quali ricordo con particolare piacere il premio come miglior Under del campionato di Serie B quando giocavo a Sant’Antimo. Mi piace ricordare anche la finale giovanile persa con il Don Bosco, quando arrivammo ad un pelo dallo scudetto Under 19 contro la corazzata Mens Sana Siena. A livello di delusione, ho sempre cercato di prendere il meglio da qualsiasi situazione; sicuramente avrei voluto vincere di più ed alzare più trofei. Se proprio devo dire, penso alla sconfitta in semifinale contro Piombino, quando abbiamo perso una semifinale 3-0 pur potendo contare sul vantaggio del fattore campo. Il tutto, però, sempre cercando di cogliere il meglio da ogni stagione”.

Qual è la partita che ricordi con maggior piacere?

“Sicuramente quelle che mi rimangono impresse sono quelle in cui ho segnato di più, mi ricordo una partita in D con il Don Bosco nella quale segnai 46 punti, ad appena 16 anni. Oppure qualche partita attorno ai 40 punti in C con la Pielle. In generale ho avuto la possibilità di vincere le partite con il mio ultimo tiro; al riguardo mi vengono in mente le vittorie, con Piombino, a San Giorgio e Alba, oppure contro Ferentino, quando giocava a Sant’Antimo. Ricordi cari che custodisco gelosamente e faranno sempre parte di me“.

Cosa farà Alessio Iardella da grande?

“Ormai Alessio è già grande, ho una attività mia e faccio il maestro nelle scuole elementari di educazione motoria; la mia vita post-basket è già incanalata, cercando sempre di stare il più possibile con la mia famiglia, uno dei motivi per cui ho deciso di lasciare la pallacanestro”.

Photocredits: Fabio Camarda

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