La Summer League, organizzata dal Progetto Giovani Cantù è ormai diventato un appuntamento imperdibile nel vasto panorama cestistico nazionale, non a caso è arrivata all’edizione numero quattordici, il che la dice lunga sull’importanza dell’evento. In terra lombarda si affronta la crema del basket giovanile del nostro paese, e non solo. Di fatto, un passaggio obbligato per i giovani talenti che andranno a scrivere il futuro della pallacanestro tricolore.

Nella bella cornice del “PalaPrealpi” di Seveso, a sfidarsi sono stati i migliori 72 talenti giovani, delle classi di età 2005, 2006 e 2007, selezionati su invito. 72 atleti per sei squadre che, alla guida di allenatori professionisti, si sono sfidate in partite di grande valenza tecnica ed alta intensità agonistica, giocate di fronte ad una bella cornice di pubblico, tra i quali spiccavano i volti di tanti addetti ai lavori, scout e società di Serie A, A2 e B, alla ricerca di nuovi talenti da inserire nei rispettivi roster.

A rendere ancora più imperdibile l’evento, anche eventi collaterali di assoluto valore. Qualche esempio? Clinic per allenatori e preparatori fisici, tavole rotonde sul basket giovanile e un torneo 3 contro 3.

In un evento di così grande importanza spicca la presenza di un noto coach toscano, quel Marco Pinelli, fino a metà stagione head coach dei Prato Dragons, che alla sua guida, nel corso degli anni hanno scalato la piramide del panorama cestistico toscano fino alla conquista della Coppa Toscana ed alla promozione in Serie B, poi evaporata per i problemi logistici legati alla indisponibilità del palasport.

Proprio le entusiastiche parole di Marco Pinelli, rilasciate ai microfoni di Toscana Basket World Life, fanno comprendere il clima quasi magico che si respira alla “Summer League”, un evento del quale il coach ex Prato si dice “orgoglioso di aver partecipato ad un evento così importante”.

La Summer league sta prendendo sempre più piede, mi racconta l’atmosfera che si vive?

“La Summer league di Cantù è un appuntamento consolidato nella post-season nazionale; quella dello scorso weekend è stata la quattordicesima edizione della PGC Under 20 Summer League, l’evento organizzato dal Progetto Giovani Cantù e diventato ormai una tappa fondamentale per il futuro della pallacanestro nazionale. Un evento nel quale c’è un’atmosfera elettrica, una vera e propria vetrina per i campioni di domani, nella quali si affrontano 72 tra i migliori talenti italiani, stranieri, con atleti provenienti dall’Italia, dall’ Europa, dai college e dalle High school americane delle annate 2005, 2006 e 2007 e selezionati su invito. Un evento nel quale ciascuno di loro prova a mettersi in mostra per strappare un contratto per la prossima stagione. In generale, e per me in particolare, è stata una esperienza totale, andata ben oltre le singole partite, fatta di formazione, scouting, comunità ed eventi collaterali di grande valore. Ad esempio, clinic per allenatori e preparatori fisici, tavole rotonde sul basket giovanile e un torneo 3 contro 3. Un’occasione imperdibile anche per addetti ai lavori, scout e società di Serie A, A2 e B, alla ricerca di nuovi talenti da inserire nei rispettivi roster.”

Come è nata l’idea di partecipare ad una così importante manifestazione?

“Si tratta di una manifestazione ad invito; nei miei 35 anni di esperienza ho sempre messo la formazione e lo sviluppo dei giovani cestisti tra i miei principi generali. Ringrazio Andrea Forti che, con Max Raseni e Vittorio Gallinari di Playersgroup, ha creato i presupposti per farmi vivere un’esperienza di pallacanestro di questo livello. È stata un’occasione, al di là dell’aspetto sportivo, per accrescere nuove conoscenze anche sotto l’aspetto relazionale. Ho conosciuto e avuto il piacere di lavorare con nuovi ragazzi e nuovi staff con i quali si è creato dal nulla un clima molto positivo. I ragazzi della squadra hanno avuto tutti la stessa opportunità di mettersi in mostra vincendo tutte le gare e la manifestazione. Ringrazio i miei compagni dì viaggio Francesco Carlotti che ha accompagnato il gruppo in modo eccellente, sempre vicino ai ragazzi e il nostro assistant coach, il bravissimo Riccardo Stoch di Azzurra Trieste.”

Nella squadra che aveva a disposizione c’era qualche nome di rilievo?

“Assolutamente sì, il livello è stato veramente elevato, con i nostri ragazzi che hanno avuto ottime statistiche per efficienza al di là dei punti; per dire, nelle stats finali Loic Bosso 2005 di Pallacanestro Varese ha vinto la classifica per rimbalzi offensivi, Polanco Leon, 2007 combo guard di Urania Milano, è risultato il primo per palle recuperate, Lorenzo Prai, esterno 2006 di Treviso, ed ex Orange 1 Bassano, è stato il miglior giocatore quanto a valutazione”

Cosa le lascia la partecipazione ad una manifestazione del genere?

“Sono tante le emozioni provate partecipando ad una manifestazione così importante, se proprio devo citarne qualcuna, dico un enorme senso di gioia ed un grande arricchimento dal punto di vista umano, sportivo e relazionale”.

Veniamo a lei, dopo aver lasciato i Dragons di cui era il simbolo, ha ricevuto già qualche proposta?

“La cosa che mi ha colpito di più sono stati i tantissimi attestati di rispetto e vicinanza ricevuti dalle persone del movimento cittadino, regionale e nazionale, e non nascondo anche di aver ricevuto qualche proposta, anche immediatamente dopo le dimissioni. Questo mi ha fatto molto piacere, dandomi la conferma di aver lavorato bene per tutta la mia carriera”.

È disponibile a lavorare solo in Toscana o anche a muoversi in altre regioni?

“Ho una certezza: amo la pallacanestro e amo allenare, ascolterò con grande attenzione qualsiasi programma sportivo arrivi, toscano e no. L’obiettivo di ogni allenatore è lasciare un segno nel posto in cui lavora, a prescindere da quanto tempo abbia l’opportunità di starci”.

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